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  Editoriale n. 258 maggio - giugno 2008  


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Leonessa e il suo Santo maggio-giugno 2008


In viaggio... con San Giuseppe da Leonessa
di Anavio Pendenza

Quattrocento anni fa, un frate cappuccino, Giuseppe Desideri di Leonessa, eresse una grande croce sul monte Collecollato. Palesemente innamorato della Passione del Cristo, voleva risvegliare in tutti, con questa caratteristica apostolica, la memoria dei dolori e della morte del Salvatore e la volontà di riconciliazione con il prossimo.

Non solo su questo monte eresse la croce, ma in molti altri: a Capo Le Vigne, Camporsentino, Viesci, Vindoli, Norcia, Otricoli, Massa di Todi, Castel di Pece, Campello,Trevi, Verchiano (Loreto).

Il giorno 6 luglio prossimo, i fedeli si metteranno in viaggio ripercorrendo le stesse tappe di quel percorso tracciato dal Santo. Possa questa ricorrenza risvegliare nei fedeli una devozione concreta che si manifesti in pratiche liturgiche penitenziali, quale il pio esercizio della Via crucis, nella meditazione del Crocifisso-risorto, Cristo che è nella gloria del Padre.

Soprattutto possa il cristiano orientarsi verso l’autentico culto della croce come San Giuseppe: Gesù, il Capo è risorto ed è nella gloria del Padre, le sue membra invece sono sulla croce. Sono su questa croce i derelitti, i sofferenti, i poveri, gli affamati e tutti quei cristiani condannati a morte in vari paesi del mondo.

Benedetto XVI nel Venerdì Santo di quest’anno ha ribadito che «la convivenza fraterna, l’amore, la fede, le scelte in favore dei più piccoli e poveri, che segnano l’esistenza della comunità cristiana, suscitano talvolta un’avversione violenta».

E’ tornato il tempo dei martiri, il tempo dei «testimoni della fede». In un testo di Sant’Agostino ci sono parole assai forti che ci fanno capire l’autentica devozione della croce. Il Santo immagina un dialogo tra Gesù e il cristiano, il quale è pieno di venerazione per Cristo, lo adora, lo esalta, adorna il suo altare, ma non si accorge dei fratelli che ha intorno a sé, non fa nulla per essi, anzi contribuisce a farli soffrire.

Gesù dice a questo cristiano: «Che fai? Tu ti dai da fare per baciarmi il capo e non ti accorgi che mi stai calpestando i piedi con scarpe chiodate?». Questo cristiano potrebbe essere ognuno di noi che - in occasione del quattrocentesimo anniversario della croce - si dà da fare a preparare la festa, ad abbellire la chiesetta di Collecollato, a ripulire il sentiero che porta sul monte... e trascura i fratelli sofferenti di Gesù dimenticando le parole del Giudice divino nel Giudizio Universale: «Tutto ciò che avete fatto a questi miei fratelli lo avete fatto a me».
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