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  Editoriale n. 275 marzo - aprile 2011  
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Leonessa e il suo Santo
marzo - aprile 2011


Riaccendere le speranze deluse

di Anavio Pendenza


La nostra vita sarebbe intollerabile se perdessimo la speranza per un futuro migliore basato su obiettivi concreti e vitali. Cosa spinge l'uomo a dare il meglio di sé nel campo del lavoro, della scienza e delle arti, se non la libertà? Attraverso la libertà può soddisfare i suoi bisogni esistenziali, può gustare il sano desiderio di essere apprezzato, avere successo, avere relazioni simbiotiche di contatto, di collaborazione, di amore, di amicizia e di cameratismo. Quando all'individuo si nega la possibilità di sviluppare le sue idee geniali lo si uccide lentamente perché gli si toglie la capacità di sublimare le tendenze e anche l'economia e lo sviluppo di un paese si arresta inesorabilmente.

A Leonessa questo non può accadere perché i leonessani si sono sempre distinti per opere meravigliose: hanno sempre combattuto le ideologie del collettivismo totalitario che volevano costringere l'uomo a pensare in modo uguale alla massa, come un ingranaggio. Se l'uomo è libero non può perdere la speranza per un futuro migliore, non può rimanere sull'arida e piatta esistenza.

Il cristianesimo ha sempre messo il singolo individuo al centro e al di sopra dell'universo. L'uomo è libero e responsabile e non agisce da solo ma si confronta tra l'esperienza personale e l'ambiente socio-culturale con un impegno per il rinnovamento sociale, con un carattere direttivo che influisce costantemente sul suo psichismo motivandone le iniziative e guidandone la moralità.

Alla luce di queste brevi riflessioni desidero trasmettere al lettore un sano ottimismo per il futuro. La crisi che ha colpito il nostro paese e altre nazioni non è solo crisi economica è anche crisi di valori umani, morali e etici. Se ci domandiamo perché le nuove generazioni hanno una totale indifferenza verso le istituzioni, siamo tutti concordi nel dare questa risposta: perché non si sentono coinvolti nella vita politica, perché coloro che detengono il potere fanno essenzialmente gli interessi di pochi e non curano la comunità! Sono scoraggiati! E se ci poniamo un'altra importante domanda: perché viene poca gente a Leonessa? La risposta è ovvia: Leonessa fa poco per promuovere le strutture ricettive, innovative e punta quasi unicamente sulla cementificazione!

Trent'anni fa Leonessa poteva offrire alcune strutture turistiche, quali gli impianti sciistici di Monte Tilia e Campo Stella, oggi quelle strutture sono solo da rottamare. Per anni gli Amministratori locali hanno promesso nuovi impianti sciistici e hanno mostrato la Bandiera Arancione come vessillo di sviluppo, ma questa non ha portato vantaggi né ai turisti, né ai residenti.

Leonessa ha la fortuna di essere già valorizzata dalle bellezze naturalistiche, paesaggistiche, artistiche, storiche e architettoniche! L'Amministrazione comunale lavora per offrire almeno i servizi essenziali. Ma ciò non basta per tenersi al passo con i tempi. Oggi bisogna essere in sintonia con il marchio di qualità turistico ambientale del Touring Club Italiano. La Bandiera Arancione deve rappresentare uno stimolo continuo per valorizzare il patrimonio culturale, tutelare l'ambiente, favorire la qualità della ricettività, della ristorazione e dei prodotti tipici locali. Molti paesi italiani che la possiedono hanno un flusso turistico perché continuano a realizzare progetti turistico-ambientali sia privati che pubblici.

Come si può ridare slancio a questo paese? Un detto saggio dice: "Per conservare una cosa la si deve amare". I pochi rimasti a Leonessa continuano a dividersi per la "lottizzazione del potere". Se vogliono guidare questo paese considerino la politica unicamente come servizio del bene comune o forma di alta carità cristiana.

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