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  Editoriale n. 292 - gennaio- febbraio 2014  
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Leonessa e il suo Santo
gennaio- febbraio 2014


50° anniversario della rivista "Leonessa e il Suo Santo"

di Anavio Pendenza


Con molta gioia rileggo il primo numero della rivista "Leonessa e il suo Santo" per non dimenticare l'entusiasmo e la devozione verso san Giuseppe da Leonessa del fondatore Padre Andrea D'Ascanio e dei primi collaboratori. La rivista "Leonessa e il suo Santo" di 50 anni fa rimane il riferimento sicuro anche oggi in ordine agli argomenti e alle rubriche. Siamo sempre aperti agli altri, specialmente a chi non ha voce per ascoltare la voce di Dio che ci dona l'entusiasmo per realizzare il bene comune. Ritengo utile pubblicare qualche brano di articoli del primo numero della rivista per fare un confronto con i tempi di oggi. E per prima cosa riporto le parole di Padre Antonio da Serramonacesca, ministro provinciale dei Frati Cappuccini d'Abruzzo con le quali concedeva l'approvazione per stampare il Periodico:

Dal Convento Cappuccino di Leonessa, che san Giuseppe ha reso glorioso col suo soggiorno, fatto di intensa preghiera, di eroica penitenza, di ardente laboriosità apostolica, esce, in ripresa di vita il Periodico "Leonessa e il suo Santo". Con francescana letizia plaudiamo e benediciamo alla nobile iniziativa che permette allo zelo dei nostri Padri del Convento della Patria di san Giuseppe ed a tutti i volenterosi e valorosi Collaboratori di irradiare la profonda spiritualità di questo innamorato della Croce. Che il ritorno del Santo, di cui il Periodico si vuol fare vivo richiamo, possa ridonare alle anime il fascino della vita soprannaturale, fatta di preghiera, penitenza e grazia.
L'Aquila, 1° marzo 1964.


copertina 1964 Copertina del primo numero di "Leonessa e il suo Santo" di Luigi Nonni, stampe di Arti Grafiche Nobili - Rieti - Autorizzazione del Tribunale di Rieti del 2/4/1964.





A pagina 5 c'è un articolo di Giuseppe Chiaretti, allora giovane prete e parroco di Ocre, dal titolo "Bilancio di un ventennio". Il Chiaretti partiva dal 1946, quando si svolsero le feste centenarie della canonizzazione e della nascita del Santo, e auspicava che san Giuseppe venisse meglio conosciuto e più amato attraverso una biografia e la trascrizione dei suoi manoscritti:

Manca ancora una degna biografia del santo, criticamente valida e quanto più possibile completa, fuori degli schemi devozionali che si fermano ai panegirici sulle virtù e ad coacervo di fatti spesso innaturali o addirittura leggendari. Occorre indagare sulla sua famiglia e nell'ambiente storico in cui è nato, vissuto, ha operato ed è morto; urge precisare dati cronologici, fatti, personaggi; scandagliare la sua psicologia e la sua formazione spirituale; illustrare episodi importantissimi eppure del tutto sconosciuti; studiare i suoi manoscritti che ci conservano il ritratto più genuino della sua preparazione dottrinale e della sua santità. Tutto questo richiede lavoro di anni: né è cosa divertente rovistare negli archivi polverosi e leggere sulle carte sgualcite le antiche memorie!

In questi 50 anni sono stati fatti passi da gigante riguardo alla conoscenza del santo. Nel 1967 si stampò finalmente una vera biografia del santo scritta da P. Giammaria da Spirano che diede alla figura di san Giuseppe un bel contorno storico-critico, tenendo in dovuto conto le risultanze processuali e alcuni brani degli scritti del santo. Con questa biografia cominciò ad emergere l'opera di Padre Mauro Coppari che bussava nelle case dei devoti di san Giuseppe non solo a Leonessa ma anche nella città eterna per offrire il libro tanto desiderato. Dopo 27 anni, nel 1994, uscì una seconda edizione e a farlo fu, come la prima volta, la rivista "Leonessa e il suo Santo". Nella presentazione della ristampa così scriveva Giuseppe Chiaretti:

Ristampare l'opera di padre Giammaria, in attesa che qualcun altro compia quella completa esplorazione degli scritti del santo che ora manca, è stato doveroso e necessario per non lasciare prive d'una informazione seria e documentata le nuove generazioni di leonessani e devoti del santo.

Nel 1997 la rivista cominciò a pubblicare i manoscritti autografi di san Giuseppe curati da P. Orante Elio D'Agostino. All'origine i manoscritti erano trenta, oggi sono ventiquattro, e Elio D'Agostino ne ha trascritti 18, ma solo 5 sono stati pubblicati e sono: "Fragmenta pro quatragesima aliaque", "Mariale", "Contemplazioni...", "Acqua di vita eterna", "Sermoni sui Santi e Sermoni Domenicali". I primi quattro sono stati stampati da "Leonessa e il suo Santo", l'ultimo invece dalla Provincia Serafica Cappuccina dell'Umbria. P. Orante ha trascritto anche i processi dalla lingua vulgare del 1628 e del 1639-1641, il primo stampato dalla Provincia di Roma, il secondo dalla Provincia dei frati Cappuccini d'Abruzzo. Fr. Mauro Jöhri, ministro generale dei Frati Cappuccini, così scriveva nella prefazione del libro "Sermoni sui Santi e Sermoni Domenicali":

La pubblicazione di un manoscritto non è cosa semplice, al di là della fatica per comprendere la grafia dell'autore, le sue particolarità e abbreviazioni, ha bisogno di tempo, a volte di anni, soprattutto di dedizione... La scoperta di un così grande tesoro di predicazione e di semplicità cappuccina è merito del curatore dell'opera fr. Orante. A lui il nostro grazie forte e fraterno perché il suo impegno si traduca in altre preziose pubblicazioni che ci facciano conoscere la grandezza del santo missionario e predicatore.

In occasione del quarto centenario della morte di san Giuseppe da Leonessa (1612- 2012) si costituì un Comitato che si prefisse vari obiettivi per far conoscere l'opera del santo. Tra questi si possono menzionare i vari pellegrinaggi nei santuari e parrocchie dei Frati Cappuccini d'Abruzzo, un libretto sulla vita del Santo di facile lettura per la diffusione a livello nazionale e altre iniziative.

Comunemente si dice che l'amore nasce dalla conoscenza, ma conoscere la vita, gli scritti e le attività del santo non automaticamente porta ad amarlo! La conoscenza, che è uno dei bisogni innati della personalità e suscita emozioni, è utile e necessaria, ma solo le persone che amano san Giuseppe sono capaci di contagiare gli altri perché amano quello che il Santo amava, rifiutano quello che lui rifiutava.




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