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  Editoriale n. 294 - maggio - giugno 2014  
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Leonessa e il suo Santo
maggio - giugno 2014


LEONESSA GUARDA AL FUTURO

di Anavio Pendenza


Tra i leonessani, sottoposti a dure prove esistenziali, ci sono alcuni che vedono il bicchiere mezzo pieno, altri invece lo vedono mezzo vuoto. Due modi di interpretare la realtà leonessana in chiave positiva o negativa; tutti comunque desiderano un futuro migliore per Leonessa, specialmente per i loro figli.

Negli ultimi due numeri della nostra rivista sono stati scritti due interessanti articoli sulle problematiche fondamentali di Leonessa e alcune proposte per superarle. Conoscendo un pò la realtà di Leonessa tali articoli li considero come portavoce del pensiero dei leonessani. Mi riferisco a quelli di Alessandra Belsito e di Pino Clivi.
Alessandra Belsito vede il bicchiere mezzo vuoto e nel suo articolo dal titolo "Le sorti della nostra bella e amata Leonessa", fa un'analisi ben precisa del cammino di Leonessa dal dopoguerra ad oggi con queste lapidarie parole: "Leonessa ha perso le potenzialità dell'artigianato, della pastorizia e dell'agricoltura arricchendosi grazie alla politica che ha puntato su lavori precari e artificiali, quelli legati ad un certo tipo di edilizia". E guardando indietro negli anni fa questa amara costatazione: "Non si è creata un'industria, non si è creato lavoro per i giovani...". Riassumo il resto dell'articolo con queste parole: Leonessa ha sì le bellezze artistiche e naturali per lo sviluppo turistico, ma deve puntare su centri di benessere, su prodotti locali, perché le persone di oggi, stanche della città, vanno alla ricerca di una vita più a misura d'uomo. E, osservando Leonessa a 360 gradi, Alessandra vi scopre numerose possibilità di sviluppo e rivolge un accorato appello ai leonessani: "Cercate di salvaguardare sia le preziose ricchezze di Leonessa, sia il futuro dei vostri figli partecipando attivamente alla vita politica e decisionale del territorio...".

Pino Clivi, al contrario, vede il bicchiere mezzo pieno e nell'articolo "Leonessa nel futuro" con un linguaggio carico di ottimismo e di fantasia si pone diversi interrogativi sul mancato sviluppo di Leonessa e prevede prima o poi la realizzazione dei suoi desideri: "Cerco di non essere foriero di illusioni, ma credo che qualcosa di queste mie previsioni si avvererà, perché è meglio pensare di essere ottimista, e avere torto, che pensare di essere pessimista ed avere ragione".

panorama Leonessa - Campanile di San Pietro

Questi due modi diversi di vedere la realtà sono molto utili per lo sviluppo e il futuro di Leonessa, perché ambedue mirano al conseguimento del bene individuale e di quello collettivo. Ci dicono ancora che ognuno di noi non detiene la verità assoluta ma piccole verità, e il nostro modo di giudicare la realtà è sempre viziato, imperfetto e fallace, ma le nostre opinioni messe insieme alle altre ci avvicinano sempre più alla verità. Ecco perché tra gli scopi della nostra rivista c'è quello di essere aperti a tutti, per evitare che la persona pretenda di far valere il suo pensiero, il suo egoismo e il suo tornaconto. Uno dei bisogni più profondi dell'uomo è sentire di appartenere ad una collettività e nulla lo deprime quanto l'ostracismo e l'emarginazione. Leonessa, come paese e come piccola comunità, offre l'opportunità ad ogni persona di essere in relazione, di avere sicurezza, di liberare ogni cittadino dall'angoscia della solitudine e del pericolo, di arricchirlo di cultura e favorirlo nel conseguimento delle mète. Le scienze dell'uomo infatti affermano che l'uomo inserito in una comunità ha la possibilità di percepirsi utile e competente, di essere apprezzato e amato, di esplicare la propria intelligenza soprattutto la fantasia e la creatività, di mantenere la vivacità di interessi, di rimanere in contatto con le interpretazioni varie del reale. Anche il disaccordo può arricchire l'individuo perché può offrirgli angolature nuove nel considerare la realtà e affinare il senso di osservazione e di obiettività.




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