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  Editoriale n. 299 - marzo - aprile 2015  
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Leonessa e il suo Santo
marzo - aprile 2015


Qualità della vita a Leonessa

di Anavio Pendenza


Alcuni oriundi leonessani che hanno raggiunto l'età della pensione rimangono a Leonessa fino ai primi del mese di novembre quando la neve incomincia a fare la sua prima comparsa sulle cime dei monti che circondano l'altopiano leonessano.

E nell'accomiatarsi salutano i compaesani con questa frase: "Ci rivedremo a primavera a Dio piacendo...". Queste parole trasmettono a chi resta un po' di tristezza perché ogni anno che passa siamo sempre di meno, non solo per le persone che preferiscono la città al loro paese d'origine, ma anche per quelle che ritornano alla casa del Padre. Camminando d'inverno per le strade di Leonessa si vedono le abitazioni quasi tutte chiuse e se è di sera si avverte la sensazione di stare in un paese quasi morto. Nelle frazioni questa realtà è ancora più evidente!

Tuttavia, coloro che rimangono d'inverno non considerano Leonessa solo un paese svantaggiato ma riescono a vederlo anche come un paese che può offrire risorse per vivere dignitosamente. Il leonessano infatti che risiede per tutto l'anno nel suo paese sa che può ancora valorizzare i prodotti tipici, può promuovere il contatto diretto tra i produttori e i consumatori, può difendere l'agricoltura, il paesaggio, il turismo, può ancora conservare le tradizioni culturali, il folklore, le associazioni culturali, l'artigianato e le altre iniziative e attività vitali che i padri gli hanno trasmesso.

Per quanto concerne il settore religioso la parrocchia di Leonessa e le parrocchie delle frazioni sono ben curate più di quelle delle città: sono infatti presenti nelle attività pastorali cinque frati e due preti; poi dall'anno scorso abbiamo nel convento dei frati cappuccini anche un bel gruppo di giovani postulanti che sono entusiasti di coadiuvare i parroci nelle varie attività religiose.

60 e '70 quando tra la popolazione dominava la falsa chimera di accumulare denaro, di lavorare di più per arricchirsi, di costruire case e alberghi per afflussi turistici. E poi... si è andati verso un lento ed inesorabile declino. In quel periodo di benessere economico si era formata l'illusione che i beni accumulati dovevano mantenersi, anzi svilupparsi e non si potevano perdere più.

Oggi, tutti abbiamo bisogno di fare una sincera verifica. Non è l'accumulo della ricchezza che dà garanzia di sicurezza di vita, anzi favorisce l'egoismo che non fa vedere la stragrande maggioranza dei poveri nel mondo e nemmeno il povero della porta accanto. E poi la ricchezza è una delle tante cause di violenze e di guerre: le armi sono prodotte dalle nazioni ricche e l'Italia è il sesto paese del mondo per la vendita di armi.
Leonessa
Leonessa - Piazza VII aprile 1944, vuota

























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